RECENSIONI

   La voce della Tradizione

Gastone Pietrucci

Gastone Pietrucci, etnomusicologo e ricercatore sul campo, si laurea in Urbino, con il Prof. Gastone Venturelli, con una tesi sulla“Letteratura tradizionale orale marchigiane e spoletina”, Urbino, 1977-78.
Fonda e dirige dal 1968, il Gruppo di Ricerca e Canto Popolare Marchigiano:

La Macina

Recensione del disco:

“Finalmente nel panorama del folk revival marchigiano è apparso un     giovane, interessante Gruppo di ricerca e di riproposta delle tradizioni popolari della zona del maceratese e del fermano, Lu Trainanà composto da quattro appassionati e valenti musicisti popolari: Marco Meo, anima ed ispiratore del Gruppo, Walter Bianchini, Giovanni Cofani e Danilo Campetelli. Gruppo che ha fatto della ricerca e della conoscenza della nostra comune tradizione popolare marchigiana il suo primo imprescindibile scopo, e già questa prerogativa rende Lu Trainanà degno di nota e di considerazione. Infatti, non mi stancherò mai di affermare, che un gruppo serio, che intende fare musica popolare, prima di tutto deve fare ricerca sul campo, ricercare tra la propria gente e non su i libri, su i dischi, sulle idee e sul repertorio degli altri.

Ora il Lu Trainanà affronta con la pubblicazione di questo CD “Credenza popolare”, la sua prima prova discografica, anche se la sua forza è indiscutibilmente nelle sue coinvolgenti, trascinanti e scatenanti esibizioni dal vivo.

Quindici tracce, impreziosite anche dalla presenza di alcune voci dei suoi informatori, che qualificano ulteriormente il collettivo e tutto il suo lavoro di riproposta della tradizione orale marchigiana. Nel disco abbondano i classici, sanguigni, inevitabili saltarelli marchigiani (tra l’altro eseguiti con grinta, passione ed indiscutibile bravura), ma ci sono anche diversi esempi di canti rituali di questua, come la serie dei tre Cantamaggi, ed addirittura il non facile San Giuseppe, che caratterizza il Gruppo per il “coraggio” e soprattutto per la “resa” di un simile, arcaico, “selvaggio” ed affascinante documento popolare. Ma già dall’apertura del disco, con la prima traccia, dove Lu Trainanà esegue una folgorante sequenza di “canti a batoccu” o “a vatocco”, si ha subito la sensazione di trovarci di fronte ad una compagnia di tutto rispetto e soprattutto di grande valenza e spessore.Breve e gustosa, la sequenza di canti licenziosi, come il canto enumerativo de “Lu trainanà” (che poi è diventato lo stesso nome malizioso del Gruppo), la conta dei numeri La legera decisamente lontana anni luce dall’altra…“innocua” conta infantile della “Miraladondondella” e la godibile, simpatica sequenza delle Storielle.

Purtroppo (almeno dall’ascolto di questo loro primo Cd) nel repertorio di questo grintoso Gruppo, mancano totalmente la forza ed il pathos del grande repertorio della ballata, ad eccezione di Morte occulta (Nigra 21) qui citata come “Crinello” (Rinello, dal nome corrotto dello sfortunato ed infelice protagonista, che nelle versioni italiane della ballata è citato anche come re Luigi, re Rinaldo, conte Angiolino, re Carlin, conte Cagnolino, il Principe, il Re, e Bizzarro, nella versione maceratese incisa da La Macina nel loro quarto disco del 1988, Marinaio che vai per acqua...) riproposta a mo’ di canto di cantastorie e suonata e cantata sull’aria della Passione di San Guseppe. Ma se il Gruppo (come spero e mi auguro) continuerà ed allargherà questo suo rigoroso percorso di ricerca, troverà sicuramente altre storie, altre ballate, in modo da coprire tutto l’intero corpus di questo ancora semisconosciuto mondo della tradizione marchigiana, impreziosendo a sua volta il suo (già interessante e meritorio) repertorio.

Che altro aggiungere? Che Lu Trainanà è sicuramente ed indiscutibilmente, un gruppo serio, impegnato, rigoroso, ma nello stesso tempo accattivante, gioioso e coinvolgente, senza nulla concedere alle mode effimere del momento. Ha instaurato l’approccio giusto con la musica popolare, con la riproposta della tradizione. Tra loro e gli  autentici portatori della tradizione, non c’è  nessun distacco, nessuna forzatura, perché loro sono la naturale continuazione della tradizione. I loro arrangiamenti sono semplici, ma estremamente efficaci nella loro scarna essenzialità. Le loro voci sono “antiche“, giuste, potenti, spontanee, ascoltandoli mi è sembrato di risentire le grandi voci popolari che ho registrato ed incontrato in tutti questi anni di ricerca.

Ma oltre alla ricchezza dello strumento-voce de Lu Trainanà è doveroso accennare brevemente anche, l’uso discreto, calibrato e non invadente (in alcuni arrangiamenti) del “violone” fabrianese  (strumento ad arco a tre corde delle dimensioni di un violoncello con funzione di basso, che viene legato al busto del suonatore popolare per permettergli di suonare camminando insieme al suo Gruppo) uno degli strumenti simbolo dei “maggianti” di Fabriano. Sicuramente una delle scoperte più importanti di tutta la mia ricerca, risalente al 1977, dove ho avuto la fortuna di registrare, nella frazione di Collegiglioni di Fabriano, uno dei pochi canti della mia raccolta, mentre veniva eseguito spontaneamente, nella ricorrenza canonica, da uno di questi splendidi, “arcaici” gruppi spontanei del Maggio. Per inciso, ora il violone viene suonato nel Gruppo da Giovanni Cofani, naturale discendente di un altro grande suonatore ed ultimo liutaio popolare del fabrianese, Ireneo Alberti (1923-2005: contadino, idraulico e liutaio per passione) e chi meglio di lui può suonare e soprattutto amare un simile, straordinario strumento?

Lu Trainanà  è certamente un Gruppo da tener d’occhio, perché ha tutti i presupposti (serietà, rigore, bravura, carisma, simpatia, passione, competenza, umiltà, forza, ricerca, giusta ed efficace riproposta) per farsi conoscere, apprezzare e soprattutto durare nel tempo.

Quindi a buon ragione e con grande soddisfazione, posso dire che il sottoscritto e La Macina non hanno seminato invano, perché questi ragazzi sono sicuramente il futuro, la nostra giusta e tanta auspicata continuazione!

Gastone Pietrucci, Jesi, 3 Ottobre 2012

 

ARTICOLO DEL 20/01/2013

RESTO DEL CARLINO 

dal Resto del Carlino